Ilaria Salis

Le immagini di Ilaria Salis tradotta in un’aula del tribunale di Budapest valgono più di mille discorsi sui valori e sulla civiltà del supposto modello europeo. Le catene, i ceppi e il guinzaglio oscenamente mostrati raccontano un esibizionismo securitario di sapore medievale, e riassumono nella loro bestialità, i termini di una persecuzione politica nei confronti di una giovane attivista antifascista.

Ilaria Salis è accusata di aver preso parte ad una contro manifestazione avvenuta nel febbraio del 2023 nella capitale magiara, in occasione di un raduno neonazista (“il giorno dell’onore”), che intendeva celebrare le gesta delle SS compiute contro l’Armata rossa durante l’ultimo scorcio della seconda guerra mondiale; un raduno nero come la pece che glorificava così gli stessi reparti hitleriani che furono i diretti responsabili dello sterminio di oltre mezzo milione di ebrei ungheresi. L’attivista antifascista italiana, che rischia 24 anni di carcere per “tentato omicidio”, è accusata di aver aggredito due sostenitori di questa parata che si fregiava degli emblemi del passato regime nazista. Le due presunte vittime hanno riportato lievi lesioni guaribili in 6 e 8 giorni e non hanno presentato nessuna denuncia in merito.  Tutto questo ha portato a una detenzione che dura ormai da un anno, in una condizione carceraria che stride con tutte le norme che tutelano la dignità dei detenuti: celle fatiscenti infestate dai topi, un’alimentazione insufficiente, e l’impossibilità  di accedere agli atti giudiziari e di ricevere visite dagli avvocati e dai famigliari.

Nell’Ungheria di Orban,  fedele alleato di Giorgia Meloni e faro del sovranismo europeo, viene tollerata l’ostentazione dei fantasmi del passato, mentre come si può vedere nel caso di Ilaria Salis, viene repressa con forza ogni iniziativa che si ispira ai valori dell’antifascismo. Del resto, i movimenti di estrema destra condividono gli assunti di fondo del premier ungherese: l’avversione viscerale contro i migranti e la comune visione identitaria di un’Europa bianca, cristiana ed etnicamente delimitata.

Deboli e pilatesche sono state finora le reazioni delle istituzioni dell’Unione europea, vieppiù preoccupate degli interessi economici e degli equilibri geopolitici da stabilire con Orban. Così come quelle del governo italiano nei confronti dell’arbitrio giudiziario compiuto nei riguardi  di una sua cittadina. Il ministro Nordio ha ribadito che “la magistratura è sovrana”, dimenticandosi che da anni il sistema ungherese è messo sotto accusa per gli stravolgimenti dello stato di diritto, mentre Tajani si è limitato rilasciare delle dichiarazioni di prammatica che evitano accuratamente di richiedere l’estradizione dell’imputata.

La vicenda di Ilaria Salis, anche da un punto simbolico, consente di fare una considerazione più generale che riguarda la persistenza di un ciclo politico reazionario che continua ad attraversare l’Europa. La crisi del movimento operaio e delle sue organizzazioni agevola un processo regressivo che si manifesta su tutti i piani. Non trovando ostacoli sul suo cammino la deriva reazionaria che si sta imponendo modifica i caratteri stessi delle società europee: le libertà democratiche e i diritti civili vengono cancellati, mentre si afferma una nuova ventata oscurantista. In questo senso, i ceppi e il guinzaglio con i quali è stata è stata esibita Ilaria, non rappresentano, purtroppo, un’anomalia.

 

Associazione Marxista Rivoluzionaria CONTROVENTO

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