Nella scorsa settimana abbiamo firmato con convinzione questo appello per la convocazione di una manifestazione a Ghedi il prossimo 21 ottobre, per unire le forze contro le loro guerre: cioè, per una manifestazione che esplicitamente riconosce e denuncia il carattere dominante del conflitto in Ucraina, il ruolo degli imperialismi contrapposti che la muovono e soprattutto la nuova fase di spartizione del mondo che l’invasione russa dello scorso febbraio e la reazione NATO di supporto all’Ucraina hanno aperto.
ControVento, nelle sue piccole dimensioni e con le sue piccole forze, si è attivato negli ultimi mesi per cercare di far emergere, sul piano internazionale come su quello nazionale, un punto di riferimento internazionalista, classista e disfattista nel movimento contro la guerra: per contrastare gli sbandamenti e la confusione di un pacifismo preso in contropiede e che spesso si mette l’elmetto, di un neocampismo antiamericano che giustifica e copre le volontà di potenza russe e le propensioni imperialiste cinesi, ma purtroppo anche di quei soggetti rivoluzionari e più in generale dell’estrema sinistra che sostengono il diritto di resistenza ucraino. Anche nei settori più radicali e internazionalisti, anche nel quadro del comunismo rivoluzionario, si sono infatti sviluppate titubanze e collocazioni sbagliate, che non leggono la dinamica ineguale e combinata dell’attuale capitalismo, il ruolo preponderante del mercato mondiale e delle gerarchie imperialiste ad un secolo del loro dispiegamento, la nuova fase di imperialismo di attrito che la Grande Crisi ha covato nell’ultimo decennio. Su questi temi è dedicato, non a caso, larga parte del prossimo terzo numero di ControVento, che uscirà nelle prossime settimane.
La manifestazione di Ghedi, questo appello, le assemblee e le discussioni che la prepareranno e l’accompagneranno sono importanti, perché finalmente aprono pubblicamente una discussione ed una dialettica nel movimento contro la guerra, prendendo le distanze contro l’esposizione di bandiere ucraine e di bandiere russe nei suoi appuntamenti, esplicitando un disfattismo bilaterale e di un sostegno ai disertori di tutti gli schieramenti, ribadendo cioè la necessità dell’indipendenza in questo conflitto della classe lavoratrice, proprio perché in questa guerra si tessono in Russia, in Ucraina, in Europa come nel mondo le nuove economie di guerra come i rinnovati nazionalismi e militarismi che organizzeranno le società per la prossima stagione di contrapposizione fra blocchi. Il 21 ottobre in Italia ci saranno anche altre manifestazioni, davanti ad altre basi, a Coltano (Pisa) e in Sicilia. Nella loro convocazione, contro l’escalation della guerra, è evidente un diverso, più ampio e anche più confuso profilo, in cui sono presenti pacifismi e anche campismi contrapposti. Con queste manifestazioni, come con l’insieme della classe lavoratrice e del movimento contro la guerra, è importante aprire oggi una dialettica esplicita, confrontarsi e discutere, per allargare la comprensione delle dimensioni del conflitto e sospingere posizioni disfattiste. Proprio per questo è importante la manifestazione di Ghedi e il suo punto di riferimento, che afferma anche nelle piazze un orientamento internazionalista, senza per questo rompere oggi con l’insieme del movimento ma, secondo noi, permettendo anche nelle altre manifestazioni e negli altri appuntamenti di portate posizioni conseguentemente disfattiste.
Il 21 ottobre, allora, tutti/e a Ghedi per portare guerra alla guerra, a partire dall’unica base nucleare italiana [e in ogni caso, in piazza contro la guerra in Ucraina e gli opposti imperialismi che l’hanno scatenata e che oggi la dominano].

ControVento

Il 21 otto e manifestiamo a Ghedi:
contro la guerra, l’economia di guerra, il governo Meloni, la NATO

La guerra tra NATO e Russia in Ucraina, una guerra che è da ambo i lati dettata da interessi di dominio e di sfruttamento, e ha già prodotto un orrendo massacro di centinaia di migliaia di morti e di feriti, non accenna a finire. Anzi, nonostante si parli di proposte di pace, la continua fornitura di armi da parte di UE e Stati Uniti a Kiev prolunga la guerra e la porta sempre più in territorio russo.

Su scala globale, è in atto una crescita esponenziale delle tensioni commerciali, diplomatiche, militari e, in questo contesto, è partita una vera e propria corsa al riarmo che esprime e a sua volta alimenta la corsa verso nuove, catastrofiche guerre inter-capitalistiche per una spartizione del mercato mondiale tra le massime potenze capitalistiche dell’Ovest e dell’Est.

Intanto in Italia e nell’intero Occidente si afferma a grandi passi un’economia di guerra e un disciplinamento sociale sempre più soffocante nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, sui territori, nei mezzi di comunicazione.

Il governo Meloni attacca frontalmente le condizioni di vita di milioni di lavoratori, disoccupati e precari, ha consentito senza muovere un dito l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità che colpisce salari che sono già in molti casi da fame, effettua altri tagli alla sanità pubblica, ai servizi sociali e al reddito di cittadinanza, con milioni di famiglie spinte verso la povertà estrema, ha dato il via libera alla violazione di tutte le norme di sicurezza sul lavoro con l’effetto di moltiplicare i morti sul lavoro, prosegue nell’opera di devastazione sociale e ambientale, aumenta le spese militari per l’invio di armi in Ucraina e per il potenziamento delle basi e delle infrastrutture belliche. E ora, per deviare la crescente rabbia su un falso bersaglio, indica negli emigranti-immigrati il “vero nemico” da cui difendersi.

In realtà, invece, il nostro primo e principale nemico è qui, ed è proprio il governo Meloni e la classe degli sfruttatori, grandi, medi e piccoli per conto dei quali l’esecutivo delle destre amministra le spese dello stato e il cosiddetto ordine pubblico. La guerra e le politiche di austerity sono due facce della stessa medaglia: ad un aumento delle spese militari e per la repressione corrisponde, da un lato, il taglio di pari intensità ai salari, alle pensioni e alla spesa sociale, dall’altro un incremento della militarizzazione della vita sociale, del nazionalismo, del razzismo di stato, del sessismo favorendo la impressionante crescita della violenza fisica e psicologica contro le donne, dell’intervento poliziesco nelle lotte sindacali e sociali.

Contro questa nuova barbarie che avanza, facciamo appello a tutte le realtà attive contro la guerra, nelle scuole, nelle lotte sociali e ambientali, affinché la giornata di sabato 21 ottobre diventi l’occasione per rilanciare la mobilitazione contro la guerra, l’economia di guerra, il governo Meloni, per lo scioglimento della NATO, la chiusura di tutte le basi militari e il ritiro delle truppe italiane all’estero.

La scelta della giornata del 21 ottobre rappresenta per noi un ponte verso quei lavoratori e quelle lavoratrici che il giorno prima entreranno in lotta “contro guerra, carovita, precarietà, per fermare il governo Meloni” in occasione dello sciopero generale indetto dal sindacalismo di base. Per questo – nel contesto di un insieme di iniziative contro la guerra in Italia e all’estero – promuoviamo il 21 ottobre una mobilitazione nazionale unitaria a Ghedi. Ghedi è la base storica di attacco dell’aeronautica militare italiana e il deposito di decine di bombe atomiche NATO-US da montare su aerei italiani. Mentre in molti vanno alla ricerca del nemico solo ed esclusivamente al di fuori dei confini nazionali, i duri fatti dimostrano che il nostro primo nemico è qui “in casa nostra”.

Da Ghedi vogliamo far arrivare il nostro messaggio anti-militarista e disfattista anche al di là delle frontiere italiane per dare il nostro contributo al coordinamento internazionale e internazionalista delle iniziative di lotta contro la guerra in Ucraina, contro tutte le guerre del capitale. La sola ed unica forza che può fermare la folle corsa alla distruzione reciproca dei paesi e alla catastrofe ambientale e umana che la accompagna è il disfattismo in Ucraina, in Russia e qui verso i “propri” governi, i “propri” capitalismi, e l’affratellamento, l’unità tra gli sfruttati e gli oppressi di tutti i paesi del mondo. Proletari di tutti i paesi uniamoci: è ancora e sempre questa la via della liberazione dallo sfruttamento e dalla guerra.

Brescia anticapitalista – Collettivo NN Brescia – Collettivo Linea Rossa della bassa bresciana – Centro di documentazione contro la guerra, Milano – Comitato internazionalista, Como – Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, Marghera – Controtendenza Piacenza – Controvento – Laboratorio politico Iskra – Movimento di lotta per il lavoro 7 novembre, Napoli – Plat Bologna – Rete dei comitati e dei collettivi di lotta Roma e Viterbo – SI Cobas – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

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