Come abbiamo già ricordato, pubblicando l’appello per la continuazione del NPA,a fine anno (9, 10 e 11 dicembre) si è tenuto il V congresso del Noveau Parti Anticapitaliste, che ha segnato la scissione della sua corrente principale (ma non maggioritaria). Il congresso infatti si è caratterizzato per la contrapposizione tra tre impostazioni:

  • la piattaforma A (Nessuna scissione, nessuna stagnazione, con un programma di movimento ma per la continuità del NPA), che ha ricevuto il 6,16%;
  • la piattaforma B (Unitario e rivoluzionario, un NPA utile di fronte alle devastazioni del capitalismo, intorno alla direzione storica del LCR e dell’NPA, con un programma volto a sviluppare un fronte politico unitario con La France Insoumise di Mélenchon), che ha ottenuto il 48,29%;
  • la piattaforma C (Attualità e urgenza della rivoluzione, che riuniva le sinistre di Anticapitalismo e rivoluzione, L’Étincelle, Socialismo o barbarie e Democrazia rivoluzionaria, su un programma di autonomia di classe e sviluppo del NPA), che ha ottenuto il 45,55%.

I e le 99 delegati/e della piattaforma B, però, il primo giorno hanno deciso di spaccare il partito, abbandonando il congresso e auto-dichiarando conclusa quell’esperienza. I e le delegati/e della piattaforma C hanno però deciso di continuare l’esperienza del partito, lanciando un appello per mantenere e sviluppare il NPA.

Pubblichiamo allora qui due ulteriori materiali.
In primo luogo, subito sotto, i nuovi riferimenti del NPA:
Il sito: https://nouveaupartianticapitaliste.fr
Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100089303852942
Twitter: @NPA_NouvParAnti https://twitter.com/NPA_NouvParAnti/
Instagram: @npanouveaupartianticapitaliste https://www.instagram.com/npanouveaupartianticapitaliste/
Youtube: https://www.youtube.com/@npa-nouveaupartianticapitalist/

Infine, pubblichiamo questa lettera ai militanti del NPA, scritta dai componenti del Comitato esecutivo uscente che intendono proseguire l’esperienza del partito, che ricapitola per i militanti gli avvenimenti e le scelte compiute al V congresso, che denuncia le intenzioni politiche e le pratiche scissioniste della piattaforma B, che soprattutto invita a rilanciare insieme le prospettive e l’azione del NPA.

AI E ALLE MILITANTI DEL NPA: BILANCIO DEL 5° CONGRESSO E PROSPETTIVE PER IL NOSTRO PARTITO

Dieci giorni dopo la fine del congresso, non ripercorreremo nel dettaglio tutti gli episodi che l’hanno contrassegnato.
Il fatto principale è che la direzione della Piattaforma B (PfB) ha unilateralmente deciso di provocare la scissione del partito.  Questa direzione irresponsabile non ha sfruttato il weekend del congresso a Saint-Denis per portare avanti una discussione sull’orientamento politico davanti a tutti/e i e le delegati/e, ma per rafforzare la propria piattaforma all’insegna della prospettiva della «separazione». Gli ci sono volute comunque non meno di sei ore di sospensione della sessione per convincere la delegazione della PfB di un progetto che non era stato apertamente esposto prima, alle assemblee propedeutiche al congresso. Si tratta di una forzatura alle spalle dei militanti dell’NPA.

La PfB ha riportato complessivamente solo 47 voti in più della Piattaforma C (PfC). Questo vantaggio si deve esclusivamente alla presenza di 100 deleghe in più rispetto alla PfB [nel NPA è possibile votare alle assemblee congressuali di base anche senza esser in presenza, con una delega, ndr], una percentuale di più del 30% di deleghe per la PfB e meno del 15% per la PfC. Sicuramente molte ragioni e impedimenti possono spiegare le deleghe e non intendiamo esprimerci sulle stesse singolarmente, ma il fatto è che la PfC ha ricevuto la maggioranza assoluta dei voti (51%) fra i compagni presenti alle assemblee generali elettive.

A Saint-Denis, in assenza di una maggioranza per procedere a votazioni e mettere ai voti la scissione, i e le delegati/e della PfB hanno semplicemente abbandonato il congresso dopo la lettura di una dichiarazione. A seguito di tale dichiarazione, i e le delegati/e della PfC non potevano che continuare il congresso da soli, invitando chiaramente gli altri delegati a restare (in particolare quelli e quelle della Piattaforma A, PfA). I e le delegati/e della PfA, però, alla fine non hanno seguito le loro stesse intenzioni, affermate nel discorso introduttivo al congresso della loro piattaforma, quando avevano affermato, rivolgendosi ai delegati della PfB: «Non lasciate la sala quando vi sarà chiesto perché non lascerete solo i membri della PfC in questa sala». Purtroppo, a questa dichiarazione di intenti non sono seguiti atti concreti da parte dei delegati della PfA che, sotto pressione della PfB, hanno abbandonato anch’essi il congresso.

Delle «divergenze insanabili» ?

La direzione della PfB aveva deciso di operare una scissione da mesi, costi quel che costi. Non potendo sostenere questa decisione politicamente, quest’ultima si è servita di pretesti calunniosi. I militanti della PfC sono stati accusati, a casaccio, di operaismo, di trascurare le lotte femministe, LGBTI, ecologiste, perfino di «nazional- trotskismo». Pretesti grotteschi che non tengono né alla lettura del nostro documento di piattaforma né, e questo è il più importante, alla prova dei fatti delle nostre attività. Per prendere un esempio, il settore giovani dell’NPA è composto interamente di militanti della PfC (a causa della diserzione di quelli della PfB) ed ha moltiplicato le proprie apparizioni politiche, le partecipazioni a quadri unitari, formazioni e movimenti o tentativi di movimenti sulle tematiche:

  • ambientali (Fridays For Future, Youth For Climate)
  • femministe (8 marzo, 25 novembre, «Nous toutes» e varie iniziative locali o sui luoghi di lavoro che molte compagne della PfC hanno discusso nel punto sul femminismo di venerdì al congresso…)
  • LGBTQIA* (organizzazione dei pride in varie città)
  • antirazziste (in particolare attraverso la partecipazione e organizzazione dei presidi alla fine del lockdown)
  • e internazionaliste (presenza e co-organizzazione di manifestazioni per l’Hirak algerino, contro la guerra di Putin, a fianco dei giovani cinesi e iraniani; organizzazione di una campagna in solidarietà ai migranti durante i dibattiti del congresso con un comizio NPA Jeunes che ha riunito 140 persone a Parigi il 1° dicembre guidato dai lavoratori sans-papiers in sciopero di Chronopost e dal Coordinamento 75 dei Sans Papiers – CSP75; partecipazione al quadro unitario sulla marche des solidarités per le manifestazioni del 18 dicembre…e presenza a Parigi con uno spezzone di 300 persone).

Certamente abbiamo dei dibattiti e delle differenze sulle maniere di intervenire su questi fronti di lotta. Eppure, queste discussioni non sono solo divise per piattaforme, ma attraversano anche le piattaforme stesse (fra cui la PfB!). Per esempio, alcuni/e compagni/e della PfC (e anche certi della PfB) hanno votato contro o si sono astenuti sulla mozione VSS (violenze sessiste e sessuali) presentata dalla Commissione Nazionale d’ Intervento Femminista (Commission Nationale d’Intervention Femministe du Npa – CNIF).  Nell’ultimo numero della rivista L’Anticapitaliste (AK) Antoine Larrache ne deduce che «le frazioni si sono opposte all’attuazione di un lavoro specifico sulle violenze sessiste e sessuali»… Che insinuazione indegna! Ecco come saranno trattati coloro che mettono in discussione le decisioni del Comitato Esecutivo-PfB, e non soltanto le frazioni accusate di tutti i mali.

I e le compagni/e della PfB che diffondono queste menzogne danno prova di un settarismo emiplegico [rivolto solo da una parte, ndr]. Poiché chi pretende di rivolgersi verso le ricomposizioni di sinistra, si appresta a «lavorare» con dei militanti d’apparato come la France Insoumise o il Partito Comunista Francese che, loro stessi, non esitano a brandire pregiudizi autenticamente nazionalisti, sessisti o razzisti.

Infine, ultimo pretesto politico per giustificare la scissione, ripetuto come un mantra nelle assemblee: la PfC rifiuterebbe il «fronte unico». Presa alla lettera, questa è una ulteriore calunnia. Non abbiamo mai rotto con la tradizione leninista e trotskista del fronte unico operaio (FUO), né nel testo della nostra piattaforma PfC, né nelle nostre pratiche quotidiane. Ma è una calunnia rivelatrice degli errori politici della direzione della PfB. Abbiamo combattuto le avventure elettorali di una parte della PfB (PfA), che hanno portato alcuni/e compagni/e a considerare l’adesione alla NUPES (fortunatamente una levata di scudi, anche all’interno della PfB, ha permesso di impedirlo). Ma non ha impedito l’appello a votare NUPES praticamente dappertutto alle legislative, mentre alcuni compagni/e ripetevano all’infinito che, in caso di nuove elezioni anticipate, avrebbero applicato la stessa «tattica». L’adesione ad apparati di sinistra dietro al loro programma politico alle elezioni non ha nulla a che vedere con il fronte unico (se vogliamo chiamare in causa i riferimenti storici, forse ha più a che fare con i fronti popolari che hanno seppellito l’ascesa operaia del 1936). Questo è ciò a cui ci opponiamo e continuiamo ad opporci!

Il rifiuto di qualsiasi discussione sul funzionamento?

La direzione della PfB pretende oggi che «le frazioni hanno rifiutato qualsiasi rimessa in discussione del loro funzionamento parallelo.» Nuova menzogna! Tutti/e possano giudicare il risultato unitario dei lavori della commissione paritetica sul funzionamento convocata dai compagni della PfB di Albi, che l’hanno co-animata con dei compagni della PfC «continuare l’NPA» (maggioritaria alle assemblee elettive). Il fatto che dei e delle compagni/e di Albi, una settimana dopo, abbiano diffuso un breve testo in forma di autocritica alla maoista che contraddice punto per punto le conclusioni da loro stessi presentate sabato mattina al congresso, non pregiudica tutto il lavoro positivo che hanno svolto in questa commissione. I e le compagni/e della PfC che vi hanno preso parte ne hanno fatto il bilancio in un documento comune, che indica anche delle prospettive per mettere in atto queste raccomandazioni!

Allora perché questa scissione? Perché il piccolo apparato della direzione della PfB rifiuta il dibattito politico e il rischio di essere in minoranza. Già all’ultimo congresso del 2018, la sua Piattaforma U (PfU) non aveva la maggioranza assoluta, per una manciata di voti. La frazione l’Etincelle le aveva concesso una maggioranza di lavoro al Comitato Esecutivo (CE) perché era la minoranza principale, decisamente in testa rispetto alle altre piattaforme. È stata infatti la partenza della CCR nella primavera del 2021 ad aver permesso alla PfU di riguadagnare la maggioranza assoluta nel Comitato Politico Nazionale (CPN). Questa maggioranza è stata in qualche modo «confermata» alla Conferenza Nazionale sulle elezioni presidenziali, sotto forma dell’alleanza Piattaforma 2 – Piattaforma 4: un’alleanza apolitica senza grandi principi tra chi voleva una campagna dell’NPA e chi no (tra cui chi a novembre 2020 aveva firmato con una parte della sinistra riformista l’appello Rejoignons-nous a «creare, da adesso, una nuova organizzazione politica» diversa dall’NPA). Poco importa la logica politica, si trattava di mantenere il controllo sull’apparato.

Però, ecco che un anno e mezzo dopo questa maggioranza senza base politica riunita nella PfB è ritornata una minoranza, perché non ha saputo né costruire né convincere. Visto che questo piccolo apparato ha sempre rifiutato di condividere l’espressione pubblica e i mezzi tecnici dell’NPA (portavoce, stampa, social media, tesoreria), non ha avuto altra scelta che lasciare il congresso senza votazioni e senza mandato.

Nell’articolo sopra citato, Antoine Larrache si vanta senza alcun ritegno della morsa con cui la direzione della PfB stringe il piccolo apparato dell’NPA: «L’NPA continua, attorno alla colonna vertebrale che lo fa vivere da anni, attorno alle sue pubblicazioni (settimanale, rivista, sito…), dei suoi portavoce riconosciuti/e, attorno alla maggioranza delle sue sezioni [n.b.: questo è totalmente falso, i militanti hanno votato a meno di tre settimane e la PfB non ha la maggioranza], delle sue commissioni. È illuminante a questo proposito che la separazione non modifica la nostra capacità di pubblicare il nostro materiale, in quanto le frazioni erano già fuori dal partito.».

Custodire tutto gelosamente nelle proprie mani e concedersi il lusso di accusare quelli che ne sono stati sistematicamente e meticolosamente esclusi di essere «fuori dal partito»! Dopo aver impedito, l’altro ieri, alle frazioni di avere un peso proporzionato nell’espressione pubblica dell’NPA e, ieri, aver spaccato il partito perché una piattaforma che non gli andava a genio ha realizzato un punteggio troppo alto tra i militanti, il piccolo gruppo dirigente della PfB si vanta di continuare, non l’NPA, ma il suo piccolo apparato! Sfruttando la risorsa dei suoi portavoce, che sono tali perché un intero partito li ha sostenuti in tanti modi per anni, ma portavoce di chi, oggi? È una manifestazione del settarismo sfortunatamente fin troppo comune nell’estrema sinistra.

Pretesti della direzione della PfB per un «salto nel buio» fin troppo familiare

Questo «salto nel buio» che rappresenta la scissione con la forza dell’NPA ha già delle conseguenze politiche, ben più gravi degli scossoni della sua vita interna. Da mesi, dei compagni della PfB giustificano la separazione da ogni opposizione interna in nome della necessaria «flessibilità tattica» per «pesare nelle ricomposizioni della sinistra». Ciononostante, i compagni della PfC non avevano impedito loro di portare avanti le avventure elettorali con la France Insoumise. Sono stati piuttosto dei e delle compagni/e della PfB ad averne frenato gli ardori «unionisti», di quelli che vogliono «costruire con la sinistra antiliberale», come affermato da Philippe Poutou sul canale BFMTV durante il congresso. Il significato politico di questa scissione si traduce quindi nella volontà di stringere legami più stretti con la NUPES. Probabilmente è per questo motivo che Christine Poupin, nel corso di una conferenza stampa a Rouen con Frank Prouhet, conclude dicendo che la rivoluzione è «un processo», «un percorso unitario». Ma guarda, quindi la rivoluzione non sarebbe più il rovesciamento del potere della borghesia da parte del potere proletario organizzato nei suoi propri organi di doppio potere?

I e le compagni/e che hanno votato la PfB non hanno affatto intenzione, neanche lontanamente, di mimetizzarsi nelle frange cosiddette «antiliberali» o «radicali» della sinistra istituzionale (se mai fosse possibile). I promotori del progetto li rassicurano affermando persino di voler mantenere l’indipendenza del partito. Ma dopotutto è verso questo polo che saranno tutti attratti se seguono ungruppo dirigente scissionista la cui unica ragione politica dichiarata della scissione è di avere le mani libere per «lavorare con la France Insoumise», come sostenuto da Philippe Poutou. Una dimensione del tutto simbolica: questa apparizione dell’NPA scissionista PfB alla manifestazione parigina del 18 dicembre (marche des solidarités): circa una trentina di compagni che hanno fatto uno spezzone comune con i loro vecchi amici di Ensemble, una frazione dell’Union communiste libertaire-UCL e il Parti de gauche-PG, per raggruppare, in totale, una cinquantina di manifestanti.

Continuare l’NPA

Il nostro NPA a Parigi ha sfilato con uno spezzone dinamico di 300 militanti, dietro uno striscione NPA e uno striscione NPA Jeunes. Per l’NPA Jeunes, questa apparizione era stata pensata come apice della campagna della giovanile del partito «aria, aprite le frontiere – de l’air, ouvrez les frontières», che la stessa portava avanti da 4 settimane per denunciare la legge Darmanin. Tutto il partito, giovane e «vecchio», aveva preparato questo spezzone, in occasione di un coordinamento allargato della regione parigina, martedì 13 dicembre, che ha riunito 110 militanti nella sede di Taine.

Lunedì 12 dicembre, abbiamo incontrato i e le compagni/e della PfB per partecipare a quello che chiamano un «comitato di collegamento» ma che è in realtà, dal loro punto di vista, un gruppo di lavoro per definire la separazione. Abbiamo reiterato le nostre istanze di accesso ai mezzi politici e militanti del piccolo apparato dell’NPA: co-tesoreria, condivisione della stampa e dei social network (intelligentemente per coerenza con l’esterno), condivisione del personale permanente nel rispetto degli statuti. Ie le compagni/e della direzione della PfB si sono rifiutati di accettare le nostre richieste: non abbiamo più alcun accesso alla stampa settimanale o alla rivista, ai social, alle liste di diffusione (InfosCE, coord-RP, etc.) e siamo stati poco a poco cacciati dalle mailing lists locali o di settore. La scissione voluta dalla direzione della B si trasforma in un tentativo di esclusione di almeno il 46% del partito.

Non permetteremo che questa operazione di liquidazione abbia luogo! La parte rimanente del vecchio Comitato Esecutivo si riunirà tutte le settimane (Armelle, Aurélien, Gaël, Marie-Hélène, Yvan, Zara). Il congresso rimasto, che si è tenuto fino al suo termine la domenica pomeriggio presso la sala della Bourse du Travail di Saint- Denis, ha eletto un Comitato Politico Nazionale di 51 membri che si riunirà il week-end del 14 e 15 gennaio. Dopo il congresso, sono usciti due volantini settimanali dell’NPA, con editoriale comune su base settimanale. Gli organi dell’NPA Jeunes (BSJ, SNJ, SRP) continuano a riunirsi, a lavorare e ad alimentare la sua espressione politica (sito e volantini settimanali). Un’assemblea generale dell’NPA, tenutasi online e in presenza domenica 20 dicembre, ha visto la partecipazione di 185 militanti presenti a Parigi e 130 riuniti per città su Zoom.

Ci daremo i mezzi necessari per rivolgerci il prima possibile a tutti i compagni dell’NPA nonostante le manovre burocratiche della direzione della PfB. Rifiutiamo questa situazione deleteria sul piano democratico e politico. Ribadiamo di voler continuare l’NPA con tutti i militanti che lo desiderano, a prescindere dalla piattaforma che hanno votato. Come i e le compagni/e del 63, 41, 21 o 09 dipartimento, rifiutiamo la separazione! Esortiamo a convocare le sezioni, i settori, le commissioni, le direzioni federali e regionali dell’NPA.

All’inizio di gennaio avvieremo un confronto con le organizzazioni della sinistra sindacale e politica per preparare la risposta alla riforma delle pensioni, prepareremo del materiale sulle questioni dei salari e delle pensioni (manifesti, adesivi e recto-verso) e inizieremo a preparare collegialmente il Comitato Politico Nazionale. Invitiamo i comitati a calendarizzare comizi e riunioni pubbliche quanto prima in modo tale da preparare le battaglie politiche e sociali future.

Armelle, Aurélien, Gaël, Marie-Hélène, Yvan, Zara

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